© 2016 by Loveforlife

  • w-facebook

STORIE AL FEMMINILE

Voglio iniziare il racconto della mia esperienza con una domanda che sicuramente ogni coppia in cerca di un figlio si e' trovata con tanta difficolta' a rispondere : "Quando iniziate a pensare ad un figlio? Cosa aspettate? "In fondo cosa puoi chiedere ad una coppia come noi, sposata da anni, ognuno il proprio lavoro ... Vero! Ma come e' difficile rispondere a questa domanda quando lo stai cercando da tempo e inizi ad essere sempre piu' consapevole di avere un problema. Ogni volta una pugnalata.
Avere un figlio, cosa c'e' di piu' naturale per una donna. La pensavo anch'io cosi, e invece i mesi passano e non succede nulla e come passano veloci. Poi ti senti dire: "attenzione ora che hai superato i 35 anni non perdiamo tempo" ed e' cosi che la mia ginecologa ci indirizza verso la PMA e inizia la nostra storia al Versilia.

La prima visita, gli esami piu' o meno invasivi e poi la decisione dei medici.: possiamo tentare la ICSI . Per noi non c'e' altro modo se vogliamo avere un figlio. E' quindi ufficiale abbiamo un problema!

In quel momento la mia piu' grossa difficolta' non era tanto partire con le cure, ma di farlo sapere in giro. Provavo imbarazzo nel dover ricorrere alla fecondazione assistita e anche oggi non capisco ancora perche'. Rcordo ancora la difficolta di comunicare questa decisione alle mie amiche piu' care. Inoltre tendevo sempre piu' ad isolarmi, non sopportavo di vedere carrozzine e pance che sembravano moltiplicarsi proprio nei momenti piu' duri. Anche viaggiare non mi aiutava piu' a non pensare ad un figlio tanto che eravamo arrivati a scegliere addirittura hotel dove non erano accettati i bambini, solo silenzio e relax. Ma in ogni angolo del mondo il pensiero era sempre lo stesso: un figlio.
Partiamo cosi' in gran segreto per la nostra avventura, io e mio marito con tanta speranza e forza! Ne avevamo parlato tanto ed eravamo pronti, anche se era un mondo davvero sconosciuto quello della PMA, ma la forza non ci sarebbe mancata, con il nostro amore avremmo affrontato ogni difficolta'.

Durante quelle interminabili attese all' ospedale facciamo conoscenza con altre coppie, ognuna con la sua storia alle spalle e tutte con un unico desiderio: un figlio!

Finalmente non siamo piu' soli e possiamo condividere con chi davvero ci puo' capire!

In quei momenti cosi' difficili quando anche la famiglia e chi ti vuole bene fa fatica a comprendere e a darti il giusto supporto è importante condividere il percorso con altre persone che come te stanno vivendo la tua stessa esperianza. Facciamo da subito amicizia e ci diamo forza a vicenda, saranno e sono ancora oggi dei nostri preziosissimi amici. Niente nella vita viene a caso e questo ne e' e' una prova. Spesso mi chiedo cosa sarebbe successo senza il loro supporto. 
Purtroppo quel primo tentativo fallisce, io e mio marito usciamo dalla stanza con gli occhi pieni di lacrime, e subito penso che non e' finita, sara' dura ma ci riproveremo appena possibile e quella sara' la volta buona. Cosi' facciamo, aspettiamo giusto quei mesi consigliati e poi si riparte, ma anche il secondo tentativo finisce allo stesso modo, test negativo e a casa a piangere! Precedentemente avevamo deciso per un massimo di 3 tentativi e quindi affrontiamo anche il terzo. Anche questo niente: game over . Qui il vuoto, ci crolla il mondo addosso! Ci dobbiamo davvero rassegnare a non aver figli? Dobbiamo iniziare a pensare seriamente ad altre possibilita' come l 'adozione?
E se all' inizio la mia difficolta' e' stata accettare di avere un problema e iniziare con la PMA ora c' era il problema di capire quando era giusto smettere. Mi dicevo che sarebbe bastato un pizzico di fortuna in piu' e si poteva fare ancora un tentativo. Qui pero' mio marito si preoccupa seriamente per la mia salute e non condivide la mia volontà di riprovare. Ne parliamo tanto, come siamo abituati a fare e poi troviamo una soluzione. Decidiamo di prenderci un pò di tempo per stare lontani dagli ospedali e ci concentriamo ad organizzare il nostro decimo anniversario di matrimonio con un viaggio a New York. Per farmi stare tranquilla decidiamo di prendere un appuntamento in un ospedale diverso, Bologna, pensando che tanto le attese sono lunghe e avremmo avuto intanto tutto il tempo per pensarci.
Dopo 4 mesi dall ultimo tentativo fallito ho un ritardo e subito il pensiero va a tutte le cure affrontate, poi mio marito insiste e mi compra il test di gravidanza: e' positivo! Sono incinta. Finalmente lacrime di gioia! Impossibile descrivere quelle emozioni, incredulita', gioia ma anche preoccupazione ora doveva andare bene per forza. Non avremmo avuto la forza per affrontare un fallimento. Il " caso" vuole che il giorno in cui dovevamo andare a Bologna per la prima visita eravamo dalla mia ginecologa per l' ecografia dove per la prima volta abbiamo visto il battito del nostro miracolo! Ad ogni controllo, ad ogni ecografia ci interessava sapere solo se stava andando tutto bene e non abbiamo neppure voluto sapere il sesso del bambino, lo avremmo scoperto solo in sala parto. Per fortuna e ' andato tutto bene e una notte di 3 anni fa siamo diventati genitori di un bel maschietto! il biglietto aereo per New York e' rimasto lì nel cassetto e ogni giorno viviamo per dare amore e crescere al meglio il nostro bambino tanto desiderato e amato ancora prima che arrivasse! 
Spero davvero con il cuore che la mia testimonianza sia di aiuto a chi sta pensando di affrontare o sta gia' percorrendo il faticoso percorso della PMA.

 Valeria

La mia storia inizia come tante mi fidanzo, progetto il matrimonio, aspetto di sistemarmi con il lavoro e poi ovviamente che cosa si puo’ volere? Un figlio la cosa piu’ naturale del mondo per una coppia che decide di condividere il resto della propria vita insieme.

Ignari di cosa il futuro ci avrebbe riservato iniziamo a provare. Passano i mesi, gli anni e dopo una prima fase di tranquillita’ iniziamo a preoccuparci.

Ancora oggi non so il perche’ ma da subito, nonostante nessun apparente problema serio, i dottori ci indirizzano verso la procreazione medicalmente assistita.

La prendiamo bene e con una certa incoscienza ci approcciamo a questa nuova realta’. Ci rivolgiamo all’ Ospedale Versilia per una semplice questione di comodita’ e iniziamo le prime visite.

La ginecologa ci propone subito la fivet ed io, allora acerba in materia, accetto senza troppi pensieri convinta che i nostri problemi si sarebbero risolti in poco tempo.

Lo scontro con la realta’ non e’ stato facile, mattinate di attesa, punture, controlli giornalieri, ansia, speranze svanite…ma in tutto questo una luce…un gruppo di coppie con le quali cominciamo a condividere tutto e che, con il senno di poi, sono senz’altro state il nostro punto di forza…tuttora siamo grandi amici.

Facciamo due tentativi falliti, i dottori all’ inizio ottimisti ci pongono di fronte al nostro vero problema: il mio sistema riproduttivo e’ piu’ "vecchio" della mia eta’ biologica…non ci danno scampo…”lei, signora, difficilmente potra’ avere figli suoi”.

Per una donna sentirsi dire queste parole e’ come essere uccisa, ho pianto per giorni mio marito cercando di non farmi pesare la cosa tentava inutilmente di risollevarmi ma e’ dentro di noi che dobbiamo trovare la forza.

Condivido pienamente il pensiero che la famiglia pur amandoci non puo’ essere di grande aiuto in questi momenti, solo chi attraversa il tuo stesso dolore può comprenderlo fino in fondo.

Riesco piano piano a riprendermi e decidiamo con poche fievoli speranze di rivolgerci all’ospedale di Bologna nella speranza che una struttura diversa possa darci risultati migliori.

Nuova visita, ci mettono in lista per il tentativo ma senza darci troppe illusioni.

Torniamo a casa insoddisfatti, stanchi, nervosi…qui la coppia se non e’ solida e’ messa davvero a dura prova.

Io ritorno nel mio stato di tristezza ma mio marito non si arrende (e di questo ancora lo ringrazio), comincia a fare ricerche in internet e spunta fuori un centro privato d’eccellenza a Barcellona.

"La donna che ho sposato ha sempre combattuto le sue battaglie e questa non e’ diversa", cosi’ mi dice e nonostante le mie remore, i costi sarebbero stati ingenti, partiamo.

Anche la’ non ci incantano con mille promesse ma iniziamo comunque questa avventura.

Il finale di questa storia si chiama Davide…la morale e’ che e’ dura ma abbiamo il dovere di non lasciare mai nulla di intentato. Buona fortuna!!!  

                                                                                                                                                          Cinzia                                                                                                                                                                                                                                                                                                            

Fecondazione assistita: ce la posso fare!!!

Ho sempre saputo di non poter ambire al titolo di miss fertilità. A 18 anni durante una visita ginecologica approfondita mi avevano diagnosticato le ovaie policistiche con il ginecologo che con aria un po' lugubre aveva sentenziato: “con queste ovaie è meglio che lei pensi di avere figli prima dei 30 anni.”

Come se fosse facile ho pensato io; prima di tutto devi trovare la materia prima, un compagno/marito e a 18 anni non è esattamente la prima priorità della vita è avere dei bambini.

Comunque il destino ha voluto che conoscessi il mio attuale marito a 25 anni e, memore dell'avvertimento del ginecologo dell'epoca, prima dei 30 anni ho cominciato a provare a rimanere incinta.

Passano gli anni e non succede niente, ma proprio niente, e, anche se all'inizio me ne preoccupo il giusto, sapendo del mio problema, verso i 33 anni cominciano a venirmi dei dubbi sulla mia effettiva fertilità.

Decido di smettere di traccheggiare e vado a farmi fare un'altra visita più seria per vedere lo stato delle mie ovaie. Il responso non fu dei migliori, il ginecologo con anche un certo senso dell'umorismo mi disse: “Signora, le sue ovaie sono come un groviera talmente cisti ha...”

Bene, pensai io, e adesso?

Il ginecologo mi diede una prima cura ormonale dicendomi che se non avesse funzionato avrei dovuto pensare alla fecondazione assistita.

Onestamente non ci avevo mai pensato, l'avevo sempre vista come una soluzione per donne sopra i 40/45 anni, che avevano aspettato troppo per provare ad avere un bambino e quindi con la classica frase “figurati se capita a me”, comincio la cura assegnatami.

Ovviamente nessun risultato, ritorno dal medico, il quale con aria seria questa volta mi consiglia caldamente di chiamare un centro di Procreazione Medico Assistita (PMA), consigliandomi di andare a rivolgermi, vivendo in provincia di Livorno o a Pisa o a Viareggio, essendo i centri più vicini.

Ho fatto molta fatica ad ammettere prima di tutto a me stessa che probabilmente avevo un problema più grave che delle semplici ovaie policistiche... Alla fine però il mio desiderio di maternità ha prevalso e con vago senso di vergogna mi sono decisa a chiamare il centro PMA di Pisa per fissare un primo colloquio.

Il centro PMA è attualmente al Santa Chiara e, quando entro in sala d'aspetto del reparto dell'ospedale io mi sentivo piuttosto spaventata dal passo che stavo per compiere ma, appena mi sono seduta, ho notato davanti a me un poster di una vecchia mostra dedicata ai pittori macchiaioli di 20 anni fa, lo stesso poster che è stato appeso anche in casa mia per tutta la mia infanzia. Improvvisamente mi sono sentita rincuorata e ho ritrovato un po' del mio solito spirito interpretandolo come un omen di buona fortuna, in fondo tra tutti i poster del mondo trovare proprio quello lì è stato proprio un caso strano.

Dopo una lunghissima serie di esami, in cui mi hanno rivoltato come un calzino, alcuni dei quali anche piuttosto invasivi, arriva il responso: ho entrambe le tube otturate non si sa per quale motivo e non sono operabili, per cui l'unica soluzione sarebbe stata la procreazione in vitro.

Fu un brutto colpo per me, non avrei mai pensato che fossi conciata così male, mi ricordo di essere tornata alla macchina con le lacrime agli occhi senza sapere nemmeno come dirlo al marito e a mia madre, l'unica in famiglia al corrente di quello che stavo facendo.

Guidare mi rilassa molto e mi permette di riflettere con calma e, avendo più di 45 minuti di strada da fare per tornare a casa, mi sono trovata a pensare a come affrontare la situazione e anche come affrontare il mio problema “idraulico”.

Sono una persona a cui piace prendere il toro per le corna per cui arrivata a casa comunicai la mia decisione, farò la fecondazione in vitro. Mio marito la prese sorprendentemente bene, mentre mia madre, reagì malissimo e ancora adesso, nonostante tutto, non è riuscita ad accettare che io non possa avere dei figli in maniera naturale.

Mi considero piuttosto forte e abbastanza brava ad affrontare le situazioni complicate ma devo ammettere che è stata dura. Improvvisamente mi sono trovata sola, mia madre molto distante e in disaccordo con la mia scelta, il marito anche se di supporto, essendo un uomo, non in grado di comprendere appieno la delicatezza del momento e, con le amiche, cercavo di metterla sul ridere come forma di difesa un po' per pudore, faccio mola fatica a aprirmi del tutto, un po' per vergogna per essere così “avariata”.

Lo staff della PMA di Pisa è sempre stato molto gentile e carino con me e mi hanno offerto anche un supporto psicologico, ma solo ed esclusivamente in caso se, dopo l'operazione, avessi avuto un aborto.

L'ospedale non ti offre niente che ti aiuti ad affrontare il percorso vero e proprio, le punture, gli esami continui, le lunghe attese, i responsi negativi ecc, ecc ed è invece un momento altrettanto duro da superare e ci vuole tantissima forza di volontà perché la voglia di mollare tutto è sempre in agguato.

Io per uscirne indenne e mantenere lo alto lo spirito mi ero creata varie barriere mentali e mantra come per esempio durante le lunghe attese in sala d'aspetto, per non pensare troppo e non farmi venire l'ansia da prestazione, mi ero scaricata sullo smartphone i vari giochini della serie di Candy Crash, giochi abbastanza impegnativi da tenermi occupata la mente senza però spegnermi il cervello.

Purtroppo per me mi ci sono voluti circa 6 mesi di stimolazione ormonale perché le mie ovaie si svegliassero dal letargo profondo in cui erano cadute e, dopo i vari responsi negativi il momento peggiore era il tragitto dall'ospedale alla macchina, a testa bassa, molto abbattuta e triste. Una volta seduta in auto, però, facevo un grande respiro, accendevo la radio e cominciavo a ripetere tra me e me: “ce la posso fare, ce la devo fare, ce la farò” in un crescendo continuo di auto convincimento.

Questo mantra molto fai da te con me ha funzionato moltissimo anche perché era proprio il ritorno a casa il momento in cui realizzavo in pieno che avrei dovuto ricominciare da capo tutta la trafila con il carico emotivo e fisico che comportava.

La mia storia è, per fortuna, a lieto fine, a Pisa sono stati bravissimi e mi è nata una splendida bambina che vale sicuramente tutti gli sforzi e i sacrifici che ho dovuto affrontare.

Mi sarebbe piaciuto avere qualcuno in grado di darmi un supporto morale e fisico anche perché purtroppo la famiglia o gli amici non sempre capiscono la difficoltà con cui si affronta questo tipo di percorso; per questo motivo sono convinta che il servizio di consulenza e sostegno che offre Chiara sia estremamente interessante e possa essere un aiuto concreto per quelle coppie che hanno deciso di intraprendere questa strada.

Sara

Ho deciso di raccontare la mia storia nella forte speranza di riuscire, in qualsiasi modo, ad aiutare chi, come è accaduto a me, non riesce nella cosa che sembra più facile e naturale al mondo: avere un figlio.

Dopo anni di inutili tentativi abbiamo iniziato i routinari accertamenti per provare ad individuare quale fosse la causa della mancata gravidanza. Scoprimmo così che la pessima qualità del liquido seminale poteva essere il nostro problema. Era già da molto tempo che desideravamo un figlio ed io avevo già raggiunto la fase in cui in giro vedevo solo donne incinte e continuavo a pensare “perché io no?” e ad iniziare ad evitare gran parte degli amici che ormai parlavano solo di figli e di quanto fosse bello averne ! Per mio marito il colpo fu ancora più duro visto che oltretutto si sentiva responsabile anche della mia infelicità. E’ stato il primo momento veramente duro da superare, in cui cercavo di nascondere il mio malessere per non farlo sentire in colpa e cercavo inutilmente di spiegargli che potevamo trovare insieme soluzioni alternative….ma niente lui arrivò perfino a dirmi che mi avrebbe lasciata così avrei potuto trovare un altro uomo che mi avrebbe permesso di concepire un figlio.

Ci rivolgemmo allora a diversi specialisti andrologi, ognuno dei quali prescrisse una cura diversa, compresa una chirurgia per varicocele, ma i miglioramenti non c’erano e i mesi, tanti, passavano in fretta.

Decidemmo allora di rivolgerci ad un centro dove poter effettuare una procreazione assistita :all’inizio mi sembrò tutto molto complicato e difficile da gestire sotto ogni punto di vista, poi, il desiderio e la speranza di ottenere ciò che desideravo hanno preso il sopravvento e abbiamo iniziato il primo ciclo di terapia. Naturalmente a noi serviva il tipo di aiuto più spinto che prevedeva la stimolazione tramite iniezioni, il prelievo degli ovociti, l’iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi ed infine il transfer embrionale. Entrai così in un turbine di paure, dubbi, speranze, queste sensazioni si alternavano notte e giorno dentro di me trovando solo un po’ di sollievo quando, ai numerosi controlli da effettuare, mi ritrovavo a scherzare sdrammatizzando la situazione con alcune coppie che avevamo conosciuto in ospedale durante le tante file di attesa. Queste persone sono state davvero importanti per me, abbiamo iniziato a frequentarci e siamo diventati amici speciali, anche per il fatto che solo tra noi riuscivamo a capirci e a condividere certe sensazioni. Nessuna persona per quanto vicina riusciva a capire a pieno ciò che provavo. In questo centro ho fatto ben tre tentativi e sono andati uno peggio dell’altro: solo una volta le beta sono risultate positive ma ogni controllo era un calvario perché crescevano ma non abbastanza e così l’embrione cresceva ma troppo lentamente infatti, dopo diverse settimane, il sogno è svanito. Spesso, ed avrei fatto bene a farlo, ho pensato che sarebbe stato utile chiedere l’aiuto di un professionista che ci accompagnasse in questo percorso, perché il malessere che provavo era davvero potente e si rifletteva su qualunque sfera della mia vita. Riuscivo a vivere solo brevi momenti di apparente felicità e spensieratezza poi la tristezza e il costante senso di vuoto prendevano il sopravvento.

Nel frattempo gli anni passavano e sentivo sempre più la pressione da parte del mio orologio biologico. Il rapporto di coppia per fortuna, a parte il temporaneo momento di difficoltà iniziale era diventato la mia ancora di salvezza, il nostro amore era come se crescesse ogni giorno di più, ci siamo sempre incoraggiati e sostenuti a vicenda nei vari momenti di sconforto che alternativamente ci colpivano: è stata dura ma anche bello sapere che come iniziava a vacillare uno l’altra metà prendeva il controllo e cercava di riportare la situazione ad una pseudo normalità. Parlo così perché davvero la vita per me non aveva più un senso, rimanere incinta era un chiodo fisso, e non facevo altro che cercare occupazioni, hobby o attività che mi riempissero in maniera completa ogni attimo libero dal lavoro. Fare un lavoro che amo e che mi impegna gran parte della giornata, anche mentalmente, mi ha aiutato moltissimo ma avevo il terrore di come trascorrere il mio tempo libero: dovevo sempre riempirlo di attività che non mi facessero pensare! Nel frattempo alcune coppie dei nostri amici”difettosi”, come scherzando ci chiamavamo, hanno iniziato ad ottenere i primi risultati e stranamente quelle pance che ingrossavano ho notato che non solo non mi infastidivano ma mi davano ancora più speranza….ma solo quelle però!

Ormai le speranze iniziavano ad affievolirsi ma parlando con una di queste amiche della loro esperienza in un centro specialistico a Barcellona, ho notato di quante fossero le differenze rispetto al servizio che potevano dare in Italia e così, dopo un lungo pensare, abbiamo deciso di chiedere l’appuntamento per la prima visita in questa clinica Spagnola. Ci abbiamo pensato tanto perché mi sembrava complicatissimo gestire il tutto con un paese straniero e poi per un problema di costi.

Sono rimasta così piacevolmente sorpresa dalla visita che mi hanno fatto, che abbiamo deciso che avremmo sacrificato tutto il possibile pur di riuscire a fare un tentativo in quel posto. I sacrifici sono stati tanti e non ultimi quelli economici, niente vacanze per anni, una sola macchina, un prestito in banca e ho venduto pure tutto l’oro che avevo, e di tentativi siamo riusciti a farne tre: questo perché comunque avevo notato che lì anche se non ero rimasta incinta la prima volta, il trattamento era davvero personalizzato e c’erano stati dei notevoli miglioramenti.

Dopo il secondo tentativo però ho toccato il fondo e ho deciso di mollare, ero stanca di tutte quelle false speranze seguite poi da forti delusioni, ho deciso che avrei dovuto iniziare ad accettare il fatto che non sarei riuscita ad avere figli. Cercavo di convincermi che avevo accanto una persona stupenda che mi adorava, facevo il lavoro che avevo sempre desiderato e questo doveva bastarmi! Ogni tanto però pensavo a quei due embrioni “avanzati” dall’ultimo tentativo e rimasti conservati a Barcellona; ho pensato allora che, forse, fino a che c’erano loro non sarei davvero riuscita ad accettare la mia vita senza un figlio e così decisi di farmeli impiantare, sarebbe andata sicuramente male, ma così, a quel punto, sarebbe davvero finita per sempre con la serie di inutili tentativi. E così feci. Salendo sul volo di ritorno per l’Italia mi sentivo felice e sollevata perché in quel momento stavo chiudendo un doloroso e faticoso capitolo della mia vita, ma non sapevo ancora che quella sensazione era così forte anche perché dentro di me stava iniziando a crescere mia figlia.

Giulia

Sono una ragazza di 36 anni ed all’età di 32 ho partorito con taglio cesareo la mia prima figlia. Dopo due anni dalla nascita con mio marito avevamo deciso di dare un fratellino alla piccola ma nonostante i tentativi mirati non riuscivo mai a rimanere incinta.

Seguivano così innumerevoli visite anche fuori dalla Toscana ma mai nessuna di queste risolutiva. La voglia di diventare nuovamente genitori si faceva sempre più forte quando decidemmo di intraprendere la via della fecondazione assistita essendo andata negativa anche l’inseminazione artificiale.

Non posso nascondere la paura ed i mille pensieri che mi assalivano, soprattutto all’inizio di questo percorso, ma grazie ad una mia carissima amica ed esperta nel settore della fecondazione la Dott.ssa Chiara Di Cesare sono riuscita a superare tutte le titubanze ed incertezze di questo viaggio. Ebbene si perché di viaggio si tratta, di un bellissimo viaggio che solo noi donne abbiamo la fortuna di poter sperimentare e di coglierne l’essenza.

L’infertilità femminile o quella maschile non devono essere vissute in maniera negativa e disperata, anzi le tecniche moderne sono molto avanzate e vanno semplicemente a sostituire lì dove la natura viene a mancare ma, fortunatamente, con lo stesso risultato. Oggi che sono entrata nel sesto mese, mi ritengo una persona estremamente fortunata per avere avuto la possibilità di intraprendere la fecondazione, di aver conosciuto un’equipe di medici estremamente competente alla quale affidarsi e non pensare a niente essendo tutto sotto controllo nei minimi particolari .

Nello stesso tempo ritengo assolutamente necessario un sostegno di counseling, che io ho trovato nella Dott.ssa Di Cesare la quale ha saputo darmi quella forza necessaria per trovare le risorse che mi sarebbero servite per affrontare tutto quello che un percorso di procreazione poteva portare, aiutandomi a gestire le emozioni e a trasformare il mio corpo in un piccolo contenitore per una futura vita. Facendomi sentire, attraverso le sue parole, una persona preziosa e “magica” a cui era concessa ancora una possibilità, riuscendo così a scacciare ogni mio dubbio nel recarmi a Viareggio alle 7.30 di mattina. La sua costante presenza ha fatto rinascere in me la voglia di vincere su tutti ed in primis di mettermi alla prova ottenendo il più bel premio di sempre un piccolo fagottino che alla fine è stato il frutto dell’amore mio e di mio marito.

Ad oggi quindi posso dire che, dopo la mia prima bambina, essere ricorsa alla fecondazione assistita e soprattutto aver dato la possibilità a Chiara di entrare nella mia vita è stata la cosa più bella, emozionante e gratificante che abbia mai fatto e di questo ne sono estremamente contenta e fiera.

Sperando che la mia testimonianza possa arrivare al cuore delle persone, auguro a tutti un buon proseguimento ed un grande in bocca al lupo.

xx

Please reload